Francesca Tomasini

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Consiglio Comunale del 30 giugno 2008

Porta a porta

Ciao a tutti.

Nello scorso Consiglio Comunale del 30 di giugno si è parlato di raccolta differenziata “porta a porta”, tramite un’interrogazione presentata dalla sottoscritta; della questione dei lavoratori della Zillo; del bilancio e – in seduta segreta (segretezza voluta dall’attuale maggioranza) – della stigmatizzazione delle affermazioni dell’Assessore Borgatti fatte durante il Consiglio del 30-05-08.

Essendo del parere che, sul fronte del porta a porta, a Maniago si stessero dormendo sonni profondi, ho presentato un’interrogazione in merito.
Nei mesi addietro, infatti, attraverso articoli di giornale, l’attuale maggioranza aveva promesso di attivarsi al riguardo: il problema è che agli annunci non sono seguti i fatti. Un serio porta a porta, infatti, non si può certo improvvisare da un giorno all’altro, bisogna fare tutta una serie di ricerche, guardare ai Comuni che sono piloti in questo ambito (come per esempio i nostri amici di Montereale), nonché pensare ad un’opera mirata di sensibilizzazione della popolazione sul tema. Perché, ovviamente, la percentuale di rifiuto differenziato non è che cresca per l’effetto magico di un generico invito rivolto ai cittadini attraverso un articolo di giornale che chiede loro di darsi più da fare in tal senso, come è successo di recente.

Quando ho esposto la mia interrogazione, inoltre, ho voluto mettere le mani avanti sul discorso dell’ecopiazzola che, di per sé, non c’entra niente con il porta a porta, o meglio, c’entra con la raccolta differenziata che, a sua volta, trova la massima espressione nel porta a porta.
Ci sono infatti molti comuni che fanno la differenziata con metodi diversi dal porta a porta e dove, appunto, c’è
anche l’ecopiazzola. Questa cosa ovvia l’ho voluta precisare tanto per fare un po’ di ordine e per restituire all’Assessore Fiorot l’accusa di demagogia che, del tutto gratuitamente, mi aveva rivolto durante la seduta dell’11 di giugno quando, di fronte alla mia constatazione della mancanza di stanziamenti nel bilancio per il porta a porta, mi rispondeva genericamente che c’era già l’ecopiazzola e che quindi io stavo facendo solo demagogia.
Tornando a noi, il 30 di giugno, a rispondermi sul porta a porta è stato l’Assessore competente in materia: Enio Borgatti.
Da questi vengo ad apprendere che, per quanto riguarda i tempi di attuazione effettiva, tra 6 mesi anche a Maniago ci sarà il porta a porta. (Mah!…)

Per quanto riguarda la progettualità, a distanza di un anno non è stata coinvolta né la minoranza né la cittadinanza su questo tema. Per me, quindi, si sta partendo già in ritardo dimostrando oltre tutto scarsissima attenzione rispetto ad una questione particolarmente rilevante. Fino ad oggi, di fatto, non si è mai dato conto di cosa l’attuale maggioranza avesse intenzione di fare in merito, se non con generiche promesse sui giornali e sollecitazioni rivolte ai cittadini. Quando oggi, invece, si dovrebbe parlare addirittura di progettazione partecipata, che consiste nel coinvolgimento della popolazione nelle scelte progettuali e nella sperimentazione della raccolta. Sono accordi internazionali che partono da quella stessa Agenda 21 che a Maniago non è mai entrata in scena neppure per la discussione di altri temi.
Oltre tutto non mi è chiaro se a Maniago verrà fatto uno studio ad hoc oppure no, che comprenda la valutazione dello stato di fatto per quanto concerne le tipologie di rifiuti prodotti, le modalità e i percorsi di raccolta anche considerando le esigenze del cittadino attraverso un’indagine su campione rappresentativo, l’individuazione dei recuperatori specializzati più vicini e la rivendita dei materiali recuperati. In ogni caso, sarebbe opportuno che il Consiglio Comunale venisse a conoscenza delle proposte in merito, affinché tutti possano dare il loro contributo. E sarebbe auspicabile farlo quanto prima.
Per tanto mi sono dichiarata in attesa, ma sostanzialmente insoddisfatta di come le cose sono state gestite fino ad oggi.

Relativamente alla questione dei lavoratori della Zillo, riporto di seguito il mio intervento:
“La mia posizione sull’argomento non cambia di una virgola.
Ribadisco che la salvaguardia del San Lorenzo va tutelata al 100%. Io, infatti, sono convinta che non si possa abbattere un monte con la motivazione di mantenere in vita dei posti di lavoro. Dietro a questa visione del problema c’è a mio avviso un’analisi distorta. Non si può infatti mettere il carro davanti ai buoi, non si può usare quello che è un problema reale per tutelare l’interesse di un privato a scapito di una collettività.
Io spero davvero che questo ricorso al TAR nonché le promesse fatte dal Presidente Tondo in campagna elettorale servano a salvare il Monte San Lorenzo e a garantirne l’incolumità una volta per tutte. Però vorrei anche ricordare che il ricorso al TAR serve a far valutare la procedura da un punto di vista meramente formale, senza entrare nel merito delle scelte fatte. Quindi si rischia di far perdere soldi al cittadino per arrivare al risultato di prima. Restando, nel frattempo, di nuovo a braccia conserte.
I problemi da risolvere restano due, e a tutti e due si dovrà trovare una soluzione reale.
L’ordine del giorno in discussione si incentra in questo caso sulla questione di chi, in tutto questo, starebbe rischiando di perdere il proprio posto di lavoro.
Ecco appunto. A questo proposito è quanto mai necessario effettuare, visto che fin’ora non lo si è fatto, uno studio che fornisca – una volta per tutte – dati certi sulla base dei quali elaborare una strategia finalizzata a sondare tutte le alternative possibili e a riassorbire, anche altrove, i posti effettivamente a rischio. Anche perché, se non si agisce per tempo, con la crisi economica che è in atto, il problema occupazionale rischia di farsi un pochino più incandescente.
Se invece già fosse stato elaborato un piano per affrontare la questione della disoccupazione, credo che anche la presa di posizione della Regione sulla salvezza del San Lorenzo verrebbe agevolata. E quindi ci sarebbero più chanches per risolvere al meglio entrambe le questioni.
I cittadini che rischiano di perdere il lavoro hanno diritto di essere tranquillizzati e di sapere che possono contare su un’amministrazione che, oltre a tutelare l’ambiente, sta lavorando anche per loro. Ma il fatto è che la questione occupazionale, a mio avviso, non è mai stata presa seriamente in considerazione, al massimo è stata strumentalizzata. Certamente la risoluzione di un tale problema comporta un notevole sforzo delle parti in gioco, a livello di confronto, di organizzazione e di ricerca di soluzioni reali. Che non solo non sono state ancora prospettate, ma neppure indagate.
I lavoratori devono essere trattati come persone e non come pedine di un gioco più grande di loro. E devono essere tutelati al di là di quelle che possono essere le posizioni contrapposte all’interno di un’amministrazione.
E’ quindi necessario agire sul fronte del tema occupazionale al più presto, dando conto di quali iniziative si intendano intraprendere. Perché il tempo passa, anzi corre, ed è ovvio che il rischio di perdere il posto di lavoro crei a qualcuno ansie e paure. Ma queste ansie e queste paure non si possono risolvere con il sacrificio di un monte e di una comunità, queste ansie e queste paure si risolvono unicamente con il sacrificio e con l’impegno di questa amministrazione e di tutte le forze economico-sociali interessate. Perché questi sono i veri problemi e i veri nodi che chi governa deve dimostrare di essere in grado di sciogliere

Agenda 21 non ha mai avuto inizio. Non possiamo permetterci di attendere l’esito del Tar per agire. Bisogna assolutamente muoversi e bisogna farlo adesso. Perché incomincia a farsi sempre più tardi.”

Relativamente al bilancio, come già sottolineato, ho ribadito di non aver chiaro se e quando verranno stanziati fondi per un progetto serio di studio relativamente al porta a porta maniaghese. Oltre al confronto con gli altri comuni, infatti, sarà indispensabile effettuare uno studio mirato su Maniago, perché altrimenti si rischia di realizzare un porta a porta fallimentare in partenza, che non darà luogo a nessun risparmio. Per quanto riguarda l’ecopiazzola, ho inoltre voluto capire quali fossero le voci specifiche di costo, le dimensioni ed eventualmente se il terreno per la realizzazione della stessa avesse dovuto preventivamente essere acquistato.
In definitiva e più in generale, non avendo riscontrato alcuna differenza rispetto a quanto rilevato durante la seduta dell’11 giugno circa le applicazioni di bilancio in discussione, ho motivato il mio voto contrario. Ho poi concluso ricordando che sarebbe anche arrivata l’ora di convocare le commissioni consiliari con il dovuto anticipo, per non trovarsi sempre a dover discutere all’ultimo momento delle varie tematiche in questione. Questo tipo di trattamento riservato alle minoranze non garantisce infatti il lavoro di controllo sull’attività di chi oggi si trova a governare la città di Maniago.

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