OGGI PUBBLICO IL PRIMO SCRITTO DELLA MIA DOCUMENTAZIONE
Sono entrata in un partito perché, oltre a identificarmi in determinati principi, ero convinta che da sola – cioè senza una struttura alle spalle – sarebbe stato tutto molto più difficile, diciamo pure impossibile. Come, in effetti, è.
Poi, ho scoperto che per far morire qualcuno in politica non serve molto: basta l’isolamento. Tanto che, ad un certo punto, a uno non restano che due possibilità: ADEGUARSI oppure ANDARSENE.
Nel mio piccolo, ho resistito finché ho potuto ed anche di più. Ma, francamente, non si può accettare di venire sfruttati, ostacolati e lasciati soli nel proprio impegno, mentre le istanze che raccogli non vengono né ascoltate né discusse nelle dovute sedi istituzionali, alla faccia tua, del programma di partito e dei cittadini che rappresenti.
I partiti sono dei contenitori indispensabili. Ma i partiti (tutti!), oltre a selezionare i migliori elementi, usando come primo criterio quello dell’onestà intellettuale, dovrebbero incominciare ad essere organicamente utili per servire davvero a qualcosa, venendo peraltro gestiti in modo trasparente e democratico. I partiti si devono occupare di sostenere, nel senso più ampio del termine, l’azione politica di chi, all’interno delle istituzioni, soprattutto a livello comunale, è tenuto a rappresentare il cittadino (sottolineo la dimensione comunale in quanto, a fronte dell’esperienza vissuta, so quanto lì il lavoro sia oltre modo impegnativo e di grande responsabilità). Tutto questo, affinché l’attività di ascolto e di rappresentanza possa esplicarsi in modo onesto, oltre che qualitativamente valido, NON già mediante una semplice alzata di mano a favore o contro questioni di cui, molto spesso, si ignora la portata e, magari, anche la gravità.
E’ proprio a partire dallà realtà del Consiglio comunale che si deve incominciare a ripensare e reimpostare tutta la politica italiana.
Dopo questa breve premessa, inizio a pubblicare la documentazione che ricostruisce la mia storia di Consigliere comunale di opposizione (in posizione autonoma) per l’Italia dei Valori, nel Comune di Maniago. Lo scritto postato di seguito è stato inviato dalla sottoscritta, in data 8 giugno 2008, al Coordinatore regionale IdV del Friuli, Paolo Bassi, oltre che ad un militante udinese. Si intitola:
“TROPPO SILENZIO IN PROVINCIA DI PORDENONE”
Dopo un anno di duro lavoro, di impegno e di osservazione delle dinamiche interne di questo Partito, per la prima volta, mi sento finalmente nelle condizioni (e nel pieno diritto) di fare delle riflessioni di ampio respiro.
Dichiaro di non essere schierata con nessuna delle pericolose fazioni interne al Partito e di voler uscire da una condizione di isolamento nella quale paradossalmente mi trovo, nonché di essere aperta a conoscere tutte le altre realtà e a rapportarmi con esse.
Non so spiegarmi come mai, a distanza di quasi 2 mesi dalle elezioni Regionali, a Pordenone non sia stata ancora convocata una riunione ufficiale per analizzare la situazione nel suo complesso. Mi riferisco in primis alla valutazione dettagliata di ogni singolo contesto territoriale della Provincia (in particolare dell'aumento percentuale dei voti in quei Comuni in cui sono presenti Consiglieri e/o Assessori che lavorano sul territorio, come la sottoscritta). Ma mi riferisco anche a quell'importante lavoro di squadra che, soprattutto chi si trova oggi ad occupare posti di rilievo, dovrebbe sapere e volere gestire, coinvolgendo direttamente gli altri membri attivi del Partito.
Ritengo ancor più grave il fatto di non essere la sola, in provincia di Pordenone, a non aver più avuto la benché minima informazione relativamente a ciò che sta accadendo recentemente all'interno del Partito.
Ora che l'Italia dei Valori si sta ingrandendo, sarà bene fare tesoro delle esperienze passate, soprattutto di quelle negative. Per evitare il clima di polemica e le situazioni di scoordinamento che fino ad oggi si sono verificate urge, a maggior ragione, una ridefinizione dello Statuto Regionale.
Tale Statuto servirà infatti a tutelare l'impegno di tutti i componenti di quella che, necessariamente, dovrà diventare un'organizzazione che funziona in modo efficace ed efficiente, garantendo - sulla base di regole certe - trasparenza, comunicazione interna, metodo di lavoro e quindi snellezza operativa all'interno del Partito stesso. Affinché le energie di ognuno vengano spese per superare i problemi esistenti e conseguire quegli obiettivi che contraddistinguono l'IdV dagli altri gruppi politici. Allego, a tal fine, alcuni punti su cui ritengo sarà indispensabile riflettere al più presto.
Cordiali saluti. Francesca Tomasini (Consigliere comunale di Maniago), unitamente ai componenti del gruppo di Maniago. Regole IDV.pdf Punti su cui riflettere: * Nuovi iscritti. Ai nuovi iscritti, oltre alla tessera, sarà opportuno consegnare alla mano lo Statuto Regionale, in segno (anche simbolico) di una fondamentale consapevolezza: acquisire la tessera IdV corrisponde al rispetto rigoroso, da parte di tutti, di determinate regole e quindi di determinati ruoli. * Regole sulle future candidature. Rispetto indiscusso dei tempi di iscrizione preventiva all'interno del Partito a TUTELA del Partito stesso e di chi, sia come iscritto/militante sia come rappresentante nei Comuni, fa parte o lavora da tempo per l'IdV garantendo non solo un apporto di preferenze personali ma, soprattutto, un generale incremento di voti “fidelizzati”. Esiste infatti una differenza sostanziale tra chi si candida all'ultimo momento portando esclusivamente preferenze personali (che non consolidano e non arricchiscono di fatto il bacino di votanti del Partito!) e chi si candida dopo un impegno durato nel tempo (tanto più se radicato nel territorio, nelle varie espressioni possibili). Lo scopo di garantire al Partito una sorta di “fidelizzazione” del proprio bacino di votanti, puntando ad incrementare e consolidare consensi reali e non semplicemente preferenze personali, dev'essere infatti il criterio primo, nella selezione dei candidati alle prossime elezioni. E' giusto infatti che il Partito punti ad ingrandirsi cercando il più possibile di mantenere inalterata o di migliorare la propria qualità interna e i propri valori, combattendo anche in questo modo l'imperante clientelismo della vecchia politica. * Percorso dei candidati. Laddove si presentino elezioni amministrative COMUNALI ed esista, nel territorio comunale di riferimento, un militante spendibile è opportuno che, da parte dello stesso, vi sia la disponibilità a candidarsi. E' giusto infatti sostenere il Partito anche facendo esperienza sul territorio, attraverso una conoscenza di quelle che sono le problematiche locali, e non semplicemente offrendosi di fronte alle candidature “appetibili” (vedi regionali o nazionali), saltando l'impegnativa tappa delle comunali laddove, naturalmente, questa esigenza si crei. * Rispetto del lavoro degli eletti che si spendono sul territorio percependo risarcimenti irrisori a fronte di un'attività, in proporzione, non certo meno intensa di quella di coloro che si trovano nella più fortunata condizione di percepire risarcimenti notevolmente superiori. Tale rispetto deve concretizzarsi in termini di sostegno ed agevolazioni di tipo anche economico, nonché di maggiori strumenti a disposizione di chi lavora nei Comuni (es. abbonamento ai quotidiani locali per i Consiglieri, fondi per incontri pubblici e iniziative di vario genere, ecc.). Chi si impegna all'interno delle realtà comunali, per poter svolgere adeguatamente la funzione di amministratore pubblico (a meno che non rivesta il ruolo di Assessore), si ritrova infatti a dover impiegare non solo tempo ed energie propri, ma anche direttamente risorse economiche, magari sopportando l'ulteriore rischio - come è avvenuto nel recente passato - di essere sorpassato all'ultimo momento da candidati ignoti (e possibili infiltrati-riciclati) in grado di garantire esclusivamente preferenze personali. Questa prassi, accettata a livello nazionale in condizioni di “sopravvivenza”, al fine di sventare possibili sbarramenti elettorali, dovrà essere ricordata esclusivamente come rara eccezione che conferma la regola. E non più come possibilità effettiva a cui ricorrere. Rispetto significa, infatti, anche RICORDARSI del lavoro gratuito di chi si è speso per il Partito a lungo ed in tempi non sospetti, ovvero molto prima dell'allettante prospettiva delle “appetibili” candidature. * Rispetto dell'impegno di chi lavora “dietro le quinte”. L'IdV è cresciuta e continuerà a crescere grazie al lavoro gravato sulle spalle di tanti. I meno “fortunati”, ovvero quelli che pur dando un prezioso contributo (anche per esempio in termini di consulenze interne) non riescono o non vogliono imporsi in termini di voti, dovranno essere adeguatamente ripagati dei loro sforzi, in proporzione a quelle che sono le risorse di cui il Partito dispone. Tutto questo affinché non si ingenerino pericolose situazioni di insoddisfazione, di frustrazione e di ingiusto sfruttamento. Va infatti rispettato il lavoro di TUTTI. * No alla “calata degli avvoltoi”. Il raggiungimento dei posti che contano, in questo Partito, non può e non deve diventare l' “albero della Cuccagna”. Chi conquista un seggio in Regione o in Parlamento deve infatti avere ben chiaro nella testa che quel posto è il risultato del lavoro, delle energie e delle risorse di molti. Quegli stessi con cui dovrà continuare a dialogare e a rapportarsi, in un continuo lavoro di squadra, elaborando strategie condivise e mettendo a disposizione del Partito i nuovi mezzi acquisiti, in un'ottica di crescita e rafforzamento dell'azione del Partito nel suo complesso, anziché di esclusiva promozione della propria immagine o della propria strategia personale. * Lavoro propedeutico alle nuove elezioni. L'improvvisazione è stata l'unica “regola certa” nella preparazione alle recenti elezioni regionali, quando invece sarebbe stato indispensabile creare per tempo (anche un anno prima) una sorta di gruppo di lavoro/comitato in grado di gestire e strutturare una strategia efficace. * L'informazione è potere. I “frammenti di verità” non servono a nessuno o, forse, soltanto a qualcuno. Tutti devono poter controllare il flusso delle informazioni che riguardano il Partito, sia a livello di comunicazione verticale (dai vertici alle basi e viceversa) che orizzontale, attraverso un sistema efficace e che coinvolga ognuno. Troppo spesso, personalmente, mi è stato chiesto di FIDARMI. * Chiunque assuma un ruolo pubblico dovrà rendere conto al Partito (e quindi a tutti) dell'attività svolta nelle istituzioni. * Gestione interna risorse economiche. Tutti i tesserati dovranno essere messi a conoscenza di quanti soldi ha a disposizione il Partito e di come questi verranno spesi.















