DOCUMENTAZIONE – Allegato 02: Discorso fatto davanti agli onorevoli Rota e Monai (settembre 2008)
Dopo un periodo di silenzio, dovuto a problematiche e difficoltà riscontrate a seguito della mia decisione di raccontare l’esperienza vissuta in IDV, riprendo a pubblicare la mia documentazione.
Riporto il testo del discorso fatto pubblicamente dalla sottoscritta in occasione di un’Assemblea regionale di Partito, tenutasi in data 06-09-08 a Palmanova (UD), in presenza degli onorevoli Rota e Monai, del Coordinatore regionale Bassi, dei Consiglieri regionali di Pordenone e di Udine, rispettivamente Corazza ed Agnola.
Mi chiamo Francesca Tomasini e un anno fa mi sono iscritta a Italia dei Valori perché mi riconoscevo nei principi di questo Partito e perché mi piaceva l'idea di poter contribuire ad un cambiamento in meglio della società. Dall'anno scorso sono anche Consigliere comunale di Maniago, un paese che conta circa 11.000 abitanti. E oggi vorrei parlarvi di quella che è stata la mia esperienza, per poter arrivare a fare delle considerazioni generali che credo interessino tutto il Partito. Io, più precisamente, sono un Consigliere di opposizione ma, all'interno della mia coalizione, sono autonoma. Questa scelta obbligata dell'autonomia l'ho dovuta fare per prendere le distanze da posizioni fortemente impopolari che, a Maniago, il centro-sinistra aveva assunto. All'atto pratico, però, questo significa che sono capogruppo di me stessa e, in quanto tale, devo presenziare a tutte le commissioni ed espormi sulle questioni più svariate: dal bilancio, all'urbanistica, all'informatizzazione, ai rifiuti... E così via. Il mio lavoro, per oltre un anno, è consistito nello studiare le varie problematiche locali, nel preparare comunicati stampa, nel redarre i discorsi che dovevo tenere in pubblico, nel correre un po' dappertutto a reperire i tecnici di cui avevo bisogno, nel gestire un blog attraverso il quale - in nome della trasparenza – ho sempre reso conto ai cittadini di tutto ciò che ho detto e fatto. Fino ad oggi, ad eccezione dell'aiuto sporadico che ho avuto da alcuni tesserati in possesso di competenze specifiche, questo peso enorme (pur essendo io alle primissime armi) l'ho portato avanti da sola, senza avere il benché minimo sostegno del Partito. E mi riferisco non al Partito in generale, ma alla provincia di Pordenone a cui, evidentemente, io facevo e faccio riferimento. Oggi, che di questo Partito ho capito molte cose, mi rendo perfettamente conto che il mio essere completamente abbandonata a me stessa, in quel di Pordenone, è stato il frutto della totale mancanza di un coordinamento provinciale alle spalle che, anziché fungere da organo preposto ad introdurre i nuovi “addetti ai lavori” - in particolare quelli con un ruolo all'interno delle istituzioni! - sostenendoli ed indirizzandoli ma, prima di tutto, facendo loro conoscere le regole, i ruoli e la struttura di quello che dovrebbe essere un Partito, ha fatto gli interessi di pochi. Ovvero di coloro che, da sempre, si ritengono i padroni indiscussi di questo Partito. Io, d'altro canto, essendo nuova, ero completamente ignara delle pericolose dinamiche interne in atto, nonché di quali fossero gli organi di riferimento di una struttura che ancora non conoscevo. Quello che mi era dato sapere era che l'unica sezione funzionante, l'unica sezione che davvero rappresentava l'Italia dei Valori in regione, era quella di Pordenone. Perché da lì, il Partito era nato. Tutto il resto non contava, tutti gli altri erano degli intrusi o degli incapaci: il Coordinatore regionale in primis. Sta di fatto che, in oltre un anno di tempo, a parte una convocazione indetta proprio dal Coordinatore regionale, a Pordenone sono completamente mancate le riunioni tra i membri attivi operanti sul territorio. Riunioni che erano indispensabili per creare e gestire un lavoro di squadra, nonché per impostare un efficace sistema di comunicazione interna, che consentisse il flusso delle informazioni, in particolare di quelle provenienti da Roma e da Trieste. In compenso, non sono mancate diffamazioni che oggi posso definire di basso livello, mirate unicamente a disorientare e ad oscurare le lacune esistenti in ambito di gestione provinciale. Questo tipo di atteggiamento, oltre ad intralciare i lavori, ha impedito a molti - compresa la sottoscritta – di poter valutare cose e persone sulla base di dati di fatto oggettivi quando, invece, i membri di un Partito, che tra l'altro si batte per la trasparenza, avrebbero il diritto di avere informazioni di prima mano. A tutto ciò, va aggiunto che, pur essendo io uno dei tre Consiglieri comunali eletti in provincia di Pordenone, fino ad oggi, non sono mai stata convocata a nessun Consiglio direttivo. Dopo le recenti elezioni regionali, speravo che le cose potessero migliorare. Ma così non è stato. E a Pordenone è proseguito un lungo silenzio, durante il quale non è mai stato fatto alcun punto della situazione. A voler dirla tutta, però, le cose sono anche migliorate. Ma soltanto per alcuni, ossia per coloro che hanno raggiunto le sedie che contano. E che pagano. E che, pur essendo in debito con il Partito, sembra non debbano rispondere a nessuno di ciò che fanno ma, soprattutto, di ciò che non fanno. Io invece credo che chiunque, all'interno di un Partito, dovrebbe poter essere controllabile e valutabile, sia in termini di quantità che di qualità del lavoro svolto. A maggior ragione, nel caso in cui goda di benefit e di retribuzioni mensili che - consentitemi di dirlo - sono da urlo. I Consiglieri che oggi si trovano “ai piani alti” sono tenuti a servire il Partito, rapportandosi con i membri attivi, elaborando strategie condivise e mettendo a disposizione i nuovi mezzi acquisiti, a partire dal versamento del 20% delle retribuzioni percepite, in un'ottica di crescita e rafforzamento dell'azione del Partito nel suo complesso, anziché di esclusiva promozione della propria immagine o delle proprie strategie personali. Chi conquista un seggio in Regione (o in Parlamento), infatti, deve avere ben chiaro nella testa che quel posto è il risultato del lavoro, delle energie, del sudore e delle risorse di molti. E, sempre al fine di evitare una gestione personalistica del Partito, sarebbe inoltre opportuno che le “comparse” delle personalità di spicco, in questa regione, venissero preventivamente decise e stabilite all'interno dei Consigli direttivi preposti, affinché queste non si trasformino in una sorta di visite pubbliche “ad personam”. (Chiarimenti per chi legge: mi riferivo ad una visita dell'On. Leoluca Orlando tenutasi, nell'agosto 2008, a San Vito al Tagliamento (PN). Maniago e Sacile - pur essendo Comuni già da tempo rappresentati sul territorio - venivano, invece, saltati a pié pari). Per non parlare, poi, dei criteri con cui dovrebbero essere distribuite le varie nomine di sottogoverno o i vari incarichi di Partito, di cui tutti gli iscritti dovrebbero essere messi a conoscenza, a onor della trasparenza e del merito. A onor della giustizia, invece, vorrei sottolineare quello che ritengo sia semplicemente un errore, o se vogliamo, una “svista” del Partito. In qualunque sistema sociale equo e democratico, infatti, le tasse vengono pagate in proporzione al reddito. Credo che lo stesso dovrebbe valere anche per l'IdV. Non è infatti pensabile che un Consigliere comunale, su gettoni di presenza che si aggirano attorno ai 41 euro netti (come nel mio caso), debba anche versare il 20% dell'importo esattamente come chi percepisce retribuzioni infinitamente superiori. Questa, a mio avviso, è una sproporzione che va sanata, a meno che non si voglia dissanguare oltre modo chi già lavora gratuitamente per il Partito, rimettendoci anche di tasca propria. Credo sia poi di una GRAVITA' INAUDITA - per il Partito della legalità - il fatto che, a fronte di stipendi a dir poco esorbitanti, ci sia chi si permette di privare la struttura di quei fondi indispensabili a farla funzionare, decidendo di non versare al Partito CIO' CHE E' del Partito. (E' successo anche questo!!!). Volendo poi entrare nel merito della collaborazione tra Consiglieri regionali e comunali, che non credo dovrebbe mai venir meno, faccio presente che è dal mese di giugno che sto aspettando informazioni dettagliate relativamente al progetto del wi-fi di cui, peraltro, sull'onda pilota di Pordenone, anch'io sono promotrice a Maniago. Su tale proposta, che serviva a dar luce al Partito - e di cui avevo preventivamente appurato la validità - preciso che la sottoscritta ha negoziato la propria candidatura alle comunali di Maniago. Recentemente, però, mi è successo di venire ripetutamente attaccata dal Vicesindaco del mio Comune, a fronte dell'attuale, presunto fallimento del wi-fi pordenonese. Naturalmente, si tratta di strumentalizzazioni da parte di chi non vuole riconoscere la bontà in sé dell'iniziativa in quanto tale. Ma resta il fatto che gli articoli fuorvianti usciti al riguardo, sui giornali, non sono mai stati smentiti da chi di dovere. E l'unica risposta che - ad oggi - sono riuscita ad ottenere in merito dal diretto interessato è stato un generico invito a rivolgermi all'assemblea degli eletti, perché, come mi è stato detto: “non sta scritto da nessuna parte che un Consigliere regionale debba rispondere o relazionarsi con un Consigliere comunale”. E visto che il diretto interessato (mi riferivo evidentemente ad Alessandro Corazza, presente in sala) non sta rispondendo neppure di una questione che lo riguarda in prima persona - ma da cui, allo stesso tempo, dipendono anche altri esponenti di Partito (che ci mettono la faccia!) - mi chiedo SE e COME questo nostro rappresentante intenda affrontare le altre problematiche delle realtà locali, come per esempio quella relativa all'escavazione del Monte San Lorenzo, peraltro inserita nel programma regionale dell'IdV, e rispetto alla quale è in atto un ricorso al Tar contro l'amministrazione regionale. Dopo aver elencato tutta una serie di fatti che evidenziano gravi disfunzioni all'interno del Partito, voglio concludere con una riflessione che si interroga su un problema molto serio che l'IdV dovrà saper affrontare: quello del radicamento sul territorio che, necessariamente, passa attraverso il ruolo del Consigliere comunale. Un ruolo - questo - come ho già detto, poco remunerato e molto impegnativo, da cui però nasce veramente un Partito. Ecco, io penso che se l'IdV vorrà davvero crescere in Friuli, è proprio sulla rappresentanza all'interno delle amministrazioni locali che dovrà puntare. Ma per fare questo, in futuro, il Partito dovrà quanto meno garantire tre cose: - ASSISTENZA, - FONDI - e RISPETTO DI REGOLE CERTE DA PARTE DI TUTTI. In caso contrario, a fronte degli innumerevoli sacrifici e delle difficoltà che qui soltanto in parte ho descritto, credo proprio che non saranno in molti, quelli disposti a dare "così tanto" per "così poco". Mettendoci, oltre tutto, anche la faccia.
















